15.3.09

Vedi Napoli...e poi?


Dal basso dei miei 27 anni appena compiuti, vi scrivo da uno dei tanti comuni sciolti e commissariati della Campania, talmente sciolto che la via della solidità pare molto lunga e disastrata, tale e quale alle nostre strade.
Nel mio territorio, l’esistenza delle attività camorristiche è palpabile, osservabile ad occhio nudo: basta un giro nelle tante vie cittadine (anche quelle centrali) per “godersi” il costante sfrecciare di alcuni soggetti poco raccomandabili rigorosamente senza casco, incuranti della gente (o forse, al contrario, proprio ad essa dedicano lo “show”), certi di avere una scarsissima probabilità di essere fermati da una qualsiasi pattuglia della polizia municipale, perché di ronde, esercito, polizia, carabinieri, pattuglie miste, check-point, non s’avverte manco l’ombra.
Certo, non saranno tutti parte del “Sistema”, ma già il fatto di poter girare pressoché indisturbati, senza controlli di sorta, la dice lunga sull’efficacia di contrasto da parte delle istituzioni al fenomeno criminale che disintegra la Campania e i suoi comuni.
Ma aldilà del dato empirico, più di ogni altra cosa, distrugge la soffocante presenza camorristica - di cui se ne deve parlare rigorosamente a voce bassa - che è viva e vegeta negli sguardi delle persone “con la merda fino al collo” (per usare un eufemismo), vessate da un’asfissiante pressione economica e terroristica che non lascia alternative concrete se non la depressione, il fallimento, fino alla morte, in un territorio spartito fra ben 3 organizzazioni criminali, stando alle cronache locali.
Di tutto ciò, i miei coetanei medi malinformati – che con i giornali e le tv che abbiamo è alquanto probabile - non hanno la benché minima idea, impegnati come sono, se tutto va bene, tra le enormi difficoltà odierne, il Napoli, Marco Marfè e il Grande fratello, e tantomeno percepiscono la gravità della cosa, nel senso tossico della faccenda, in periodi di forte disoccupazione e crisi economica, terreno ancora più fertile per la camorra, che potrà sempre più mangiarsi le persone e il territorio, semi impunita (perché spesso legata alle amministrazioni locali e alle F.d.O) e parzialmente rispettata (o temuta, data l'omertà che regna).
Non sono in grado di sviluppare un semplicissimo ragionamento, che sta a:
[Collusione (camorra + amministrazione locale)] x [Distrazione (calcio + disinformazione)] = fame e miseria diffusa, futuro alquanto nero.
Meglio occuparsi di altro (specie se fa ridere o allieta) se si ha un po’ di tempo a disposizione per riflettere, tanto “adda ppassà à nuttata, scurdammece ò passato”.
Sfiorando il ridicolo prima, e la catastrofe poi, le scellerate proposte del governo per aumentare la percezione della sicurezza tra i cittadini non fanno altro che incrementare le mie paure, decisioni a volte prese senza alcuna minima conoscenza dell’habitat camorristico. Forse la Lega del ministro Maroni non ha mai fatto visita a Scampia, nelle centinaia di roccaforti disseminate sul territorio, o semplicemente non ha mai letto o visto qualcosa che riguardi le problematiche di questi luoghi, perché se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che le cosiddette “ronde” sono già un’invenzione nostrana, altro che City Angels: la prassi sistematica di controllo da parte degli affiliati (i “pali”, i guardiani, le sentinelle) è ben più consolidata e attrezzata delle semplici passeggiate di gente armata di telefonino e pettorina padana. Loro sì che mettono in pratica la “sicurezza del territorio”…
Ulteriormente, per fronteggiare la galoppante crisi economica, si discute di provvedimenti atti a movimentare il mercato, e nello specifico, l’ampliamento della cubatura delle case (per chi ce l’ha).
L’onorevole di turno, che blatera a microfoni liberi di “norma che darà nuovo vigore all’economia”, non sa affatto che in una provincia già segnata dall’alta densità demografica, dall’abusivismo cronico acuto, dal totale spregio di ogni regola urbanistica, basta solo nominare tale misura anticrisi che già il mio vicino s’è fornito di cemento e aiutante nero in nero per ingrandire il terrazzo di casa…mal che vada, c’è sempre il condono.
Ma ancora più preoccupante è il fragore dei festeggiamenti - con lacrime d’emozione annesse - che arrivano dall’area casertana, dove i leader del movimento terra, e più in generale del mercato edilizio, meglio conosciuti come la Casalesi&Associati s.p.A, fanno baldoria, e ringraziano San Buon Governo da Arcore che da una parte li ha privati parzialmente dell’ala armata, e dall’altra gli darà grande ossigeno con questa nuova trovata. La ricompensa dopo qualche posto di blocco in più, dopo l’arresto di Setola, dopo i blitz.

In tutta questa apocalisse, la distanza sempre più siderale dei politici dalla realtà, spesso sfociante nell’occupazione moralmente abusiva della poltrona, non fa altro che demolire ogni mia minima certezza su questa città, che più la vedo, e più non so cosa pensare, se non di voler andare via, dove certamente non conviene viverci anche per motivi igienico-sanitario-oncologici, data la tossicità delle sue terre…ma perché poi abbandonarla così mestamente, con un senso di sconfitta nel cuore, darla vinta al malaffare, regalandola a gente senza scrupoli? Cosa dirà mio figlio, quando s’accorgerà che gli ho donato una città che non ci lascia via di scampo?
Per quanto tempo dovrà essere vanificato ogni gesto di ribellione allo status quo, venendo di contro considerati degli imprudenti, pazzi, eretici, Masanielli, sognatori, Don Chisciotte, utopisti, mentre si desiderano cose normali, come un lavoro senza se e senza ma, la libertà di aprire un’attività commerciale non prevedendo il costo del pizzo?
Non mi accontenterò mai di facili suggerimenti standard, quali “pensa a te stesso”, “è sempre andata così”, “non cambierà niente”, “bisogna tirare a campare in qualche modo”, “vai avanti a testa bassa”, perché sarebbe come appoggiare, favorire tale andazzo, assistere mediocremente immobile a tale scempio: una sola vita ho, e la voglio vivere serenamente.
Dire che stiamo rovinati è diventata ormai una barzelletta, e se esiste ancora gente che CREDE fortissimamente in un cambiamento non più rinviabile, in una società diversa, fatta di onestà e diritti lecitamente chiesti previe tasse pagate, per piacere, si faccia avanti quanto più numerosa, perché ho bisogno di disfare la valigia già pronta all’uscio di casa.

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